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L'agente immobiliare e la funzione di amministratore di condominio: compatibilità

13 settembre 2007. L'agente immobiliare e la funzione di amministratore di condominio: compatibilità

L'attività di mediazione immobiliare non è incompatibile con quella di amministratore di condomini


L'agente immobiliare e la funzione di amministratore di condominio: compatibilità

L'attività di mediazione immobiliare non è incompatibile con quella di amministratore di condomini.
Lo ha dichiarato il Ministero per lo Sviluppo economico, con decisione del 14 giugno 2007, il quale ha accolto il ricorso presentato da una società che svolgeva attività di mediazione e che era stata cancellata dal Ruolo di Agenti di Affari in Mediazione, tenuto dalla Camera di Commercio di Torino, in esecuzione di un provvedimento camerale con il quale era stata rilevata l'incompatibilità fra l'esercizio dell'attività di mediatore e quella di amministratore.
La legge n. 39/89 enunciava, all'art. 5 - comma 3, il principio dell'incompatibilità tra l'iscrizione al ruolo degli agenti immobiliari e qualunque impiego pubblico o privato, l'iscrizione in altri ruoli o albi e l'esercizio in proprio del commercio d'immobili.
Nel 2001 la legge n. 57, all'art. 18, sostituiva la norma di cui sopra con la seguente: "C) all'art. 5, il comma 3 è sostituito dal seguente: l'esercizio dell'attività di mediazione è incompatibile: a) con l'attività svolta in qualità di dipendente da persone, società o enti, privati e pubblici, ad esclusione delle imprese di mediazione; b) con l'esercizio di attività imprenditoriali e professionali, escluse quelle di mediazione comunque esercitate".
Il Ministero per le Attività produttive, con circolare del 4 luglio 2003, stabiliva che ".non rientrando l'attività di amministratore di condominio tra quelle descritte al comma 3 dell'art. 5 della legge n. 39/89, come modificato dall'art. 18 della legge n. 57/01, non sembra sussistere incompatibilità con l'attività di mediazione".
Successivamente la Camera di Commercio di Torino rilevava l'incompatibilità fra le due funzioni e provvedeva alla comunicazione dell'avvio del procedimento di cancellazione.
La società, non provvedendo a modificare quanto contestato, si vedeva cancellata dal ruolo con relativa comunicazione da parte dell'ente camerale.
A seguito del provvedimento della Camera di Commercio di Torino, la società presentava ricorso al Ministero dello Sviluppo economico, ai sensi dell'art. 10 del D.M. 452/1990.
Il Ministero, con decisione del 12 giugno 2007, accoglieva il ricorso con la seguente motivazione: "In merito alle controdeduzioni della Camera di Commercio circa la natura dell'attività di amministratore di condominio, che dovrebbe essere fatta rientrare fra le professioni, tenuto conto della complessità e dell'impegno che richiede, questo Ufficio ritiene che, trattandosi di materia attinente la legislazione concorrente, spetti allo Stato il potere di determinare, con apposita norma, l'individuazione della professione, del suo contenuto e i titoli richiesti per l'accesso all'attività professionale, alle regioni spetta il compito di emanare i regolamenti regionali di attuazione.
Pertanto, allo stato attuale, in mancanza di una norma specifica statale, l'attività in argomento non può ancora essere considerata una vera e propria professione e, quindi, resta valido quanto affermato con lettera circolare n. 554611 del 4 luglio 2003.
Per quanto riguarda poi l'iscrizione dell'interessato al registro delle imprese occorre tenere presente che l'obbligo sussiste soltanto per l'esercizio dell'attività d'intermediazione e non ha rilevanza ai fini dello svolgimento dell'attività di amministratore di condominio.."
Contro tale decisione la Camera di Commercio di Torino potrà proporre ricorso al TAR.




Data documento 04/07/2003 Agenti di affari in mediazione Ministero delle attività produttive - Circolare n. 554611 del 4 luglio 2003


Ministero delle attività produttive
Direzione generale per il commercio, le assicurazioni e i servizi
Area C - Ufficio C3 - Attività fieristiche ausiliari del commercio, magazzini generali


Come noto, l'art. 18 della legge 5 marzo 2001, n. 57 ha apportato alcune modifiche alla legge 3 febbraio 1989, n. 39 per quanto concerne i criteri di accesso e permanenza nel ruolo degli agenti di affari in mediazione.

In proposito, sono intervenute numerose richieste di chiarimenti in ordine alle modalità applicative delle stesse.

Una particolare problematica è sorta in merito all'interpretazione della norma transitoria prevista dall'articolo 40 della legge n. 273 del 2002, la quale, come noto, si è resa necessaria per venire incontro alle esigenze dei soggetti che, non in possesso del titolo di studio previsto dalla nuova normativa, avevano iniziato il corso prima dell'entrata in vigore dell'art. 18 della legge 5 marzo 2001, n. 57, sopra richiamato, ma non avevano potuto concludere con l'esame, per cause non a loro imputabili, la procedura allora in vigore.

Al riguardo si ritiene necessario ribadire che detta norma transitoria si applica soltanto a soggetti in possesso, alla data di entrata in vigore della legge n. 273 del 2002, dei requisiti indicati dall'art. 40 sopra richiamato e precisamente:

- frequenza di un corso di formazione iniziato prima dell'entrata in vigore della legge 5 marzo 2001, n. 57;

- superamento degli esami relativi al corso frequentato, anche successivamente alla data di entrata in vigore della legge 5 marzo 2001, n. 57, e pertanto conseguimento dell'idoneità;

- possesso del titolo di studio richiesto dalla normativa precedentemente in vigore;

- possesso dei requisiti previsti dalla legge 3 febbraio 1989, n. 39 e successive modificazioni.

Un'altra problematica per la quale sono pervenute numerose richieste di chiarimenti riguarda le situazioni di incompatibilità così come stabilite dall'articolo 18 della legge n. 57 del 2001.

Si tiene a precisare che le stesse sono state previste dal legislatore per evidenziare e sottolineare le specifiche caratteristiche di professionalità che debbono essere possedute da coloro che esercitano attività di mediazione.

È anche da tenere in considerazione che l'articolo 3 della legge n. 39 del 1989, tuttora vigente, prevede che «L'iscrizione nel ruolo abilita all'esercizio dell'attività di mediazione ..., nonché a svolgere ogni attività complementare o necessaria per la conclusione dell'affare».

In quest'ottica si riterrebbe opportuno consentire l'esercizio solo di quelle attività collegate messe in atto per la conclusione degli affari intermediati e di attività riconducibili espressamente al rapporto di mediazione.

Per quanto concerne, poi, l'attività espletata dagli amministratori di condominio si rileva che la stessa, risolvendosi nella gestione della cosa condominiale da parte di un soggetto obbligato a compiere determinati atti giuridici per conto dei condomini, determina la nascita tra il condominio e l'amministratore medesimo non di un rapporto di lavoro dipendente bensì di un contratto generalmente inquadrato nello schema del mandato.

Parimenti, deve escludersi che l'adempimento di tali obblighi contrattuali configuri un'attività professionale assimilabile a quelle previste e disciplinate dal nostro ordinamento giuridico (art. 2229 e seg. cod. civ.).

Conseguentemente, non rientrando l'attività di amministratore di condominio tra quelle descritte al comma 3 dell'articolo 5 della legge n. 39 del 1989, come modificato dall'articolo 18 della legge n. 57 del 2001, non sembra sussistere incompatibilità con l'attività di mediazione.

Con riferimento sempre alla questione delle incompatibilità, si segnala a codeste Camere di commercio l'opportunità, prima di dar luogo alla cancellazione dei soggetti che si trovino nella posizione di incompatibilità, di concedere agli interessati un congruo termine per regolarizzare la loro posizione.

Il Direttore generale
Mario Spigarelli

Notizia pubblicata il 12/09/2007


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