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Il diritto alla provvigione per l'agente immobiliare nella recente giurisprudenza

30 Gennaio 2007. Il diritto del mediatore alla provvigione, nella struttura tipica del contratto di mediazione, sorge quando la conclusione dell'affare si pone in rapporto causale con l'attività da esso svolta.


Tale principio viene confermato da alcune recenti pronunce giurisprudenziali: "Il diritto del mediatore alla provvigione è fondato sulla sola conclusione dell'affare che sia in rapporto causale con l'opera da lui svolta." (Trib. Genova, 18/01/2006).
"Il diritto del mediatore alla provvigione sorge tutte le volte in cui la conclusione dell'affare sia in rapporto causale con l'attività intermeditrice, pu non richiedendosi che tra l'attività del mediatore e la conclusione dell'affare sussista un nesso eziologico diretto ed esclusivo, essendo viceversa sufficiente che, anche in presenza di un processo di formazione della volontà delle parti complesso ed articolato nel tempo, la messa in relazione delle stesse costituisca antecedente indispensabile per pervenire, attraverso fasi e vicende successive, alla conclusione del contratto". (Trib. Monza, 21/11/2005).
E ancora lo stesso Tribunale: "Il diritto del mediatore alla provvigione sorge tutte le volte in cui la conclusione dell'affare sia in rapporto causale con l'attività intermediatrice, pur non richiedendosi che tra l'attività del mediatore e la conclusione dell'affare sussista un nesso eziologico diretto ed esclusivo, essendo viceversa sufficiente che, anche in presenza di un processo di formazione della volontà delle parti complesso ed articolato nel tempo, la messa in relazione delle stesse costituisca antecedente indispensabile per prvenire, atraverso fasi e vicende successive, alla conclusione del contratto. Ne consegue che la prestazione del mediatore ben può esaurirsi nel ritrovamento e nell'indicazione di uno dei contraenti, indipendentemente dal suo intervento nelle fasi delle trattative fino alla stipula del contratto, sempre che la stipulazione possa legittimamente ritenersi conseguenza prossima o remota della sua opera, tale cioè che senza di essa il negozio non sarebbe stato concluso secondo i principi della causalità adeguata". (Trib. Monza, 21/11/2005).

In buona sostanza, il riconoscimento di tale diritto è subordinato al momento in cui l'affare può ritenersi concluso, sempre che il mediatore abbia in concreto contribuito alla conclusione dell'affare e, di conseguenza, nulla è dovuto quando il mediatore non abbia casualmente contribuito alla conclusione dell'affare.

A questo punto sono necessarie alcune precisazioni che, peraltro, trovano puntuale riscontro nelle ponunce dei agistrati. Innanzitutto: "Il diritto del mediatore alla provvigione sorge anche in assenza di un incarico specifico purchè sussista il rapporto di casualità tra l'operato dello stesso e la conclusione dell'affare. (Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto irrilevante il fatto che i convenuti si fossero rivolti al mediatore al solo fine di conoscere e valutare in concreto la situazione, senza conferire al mediatore stesso alcun incarico generale o speciale a concludere )" (Tribunale di Mantova, 7/11/ 2006, n. 1086).
Nello stesso senso il Tribunale di Genova (Sez. III, 22/06/2006) che ha osservato : "Attesa la pacifica non necessità di un conferimento scritto dell'incarico, all'agente immobiliare deve essere riconosciuta la provvigione per la vendita dell'immobile che sia risultata conclusa grazie alla sua attività di mediazione, comprovata dimostrando a mezzo testi di aver messo in contatto l'acquirente con il venditore, ulteriormente facendogli visitare l'appartamento, sottoscriere le due poposte di acquisto, occupandosi presso il proprio ufficio della stipula del preliminare e presenziando anche alla stipula del rogito presso lo studio del notaio prescelto dall'acquirente".
Inoltre: "La prestazione del mediatore ben può esaurirsi nel ritrovamento e nell'indicazione di uno dei contraenti, indipendentemente dal suo intervento nelle fasi delle trattative fino alla stipula del contratto, sempre che la stipulazione possa legittimamente ritenersi conseguenza prossima o remota della sua opera, tale cioè che senza di essa il negozio non sarebbe stato concluso secondo i principi della causalità adeguata". (Trib. Monza, 21/11/2005).
Ed ancora: "L'art. 1755, comma 1, c.c. non richiede l'intervento del mediatore in tutte le fasi della trattativa sino all'accordo definitivo."
È infatti sufficiente che la conclusione dell'affare possa ricollegarsi all'opera svolta dal mediatore per l'avvicinamento dei contraenti, per la loro messa in conatto: anche lattività consistente nel semplice ritrovamento e nella segnalazione dell'affare legittima il diritto alla provvigione, sempre che tale attività costituisce il risultato utile di una ricerca fatta dal mediatore e poi valorizzata dalle parti" (Cass. 22.1.1972, n. 438; Cass. 23.10.1980, n. 5724; Cass. 14.12.1988, n. 6813; Cass. 27.5.1987, n. 4734). (Trib. Genova, Sez. III, 12/04/2006). Va ancora, osservato, per completezza che "Non sussiste il diritto del mediatore alla provvigione quando una prima fase di trattative avviate con il di lui intervento non abbia dato risultato positivo e possa affermarsi che la conclusione dell'affare cui le parti siano successivamente pervenute sia stata indipendente dall'intervento del mediatore che le abbia poste originariamente in contatto, in quanto la ripresa delle trattative sia intervenuta per effetto di iniziative nuove, assolutamente non ricollegabili con le precedenti o da queste condizionate, sì da escludere l'utilità dell'originario intervento". (Corte Apello Genova, Sez. III, 04/03/2006)

Notizia pubblicata il 30/01/2007


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