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BENI IMMOBILI : BENI CULTURALI

16 luglio 2008. I beni immobili culturali



Sono definiti “culturali” i beni immobili che, ai sensi degli artt. 10 e 11 del Codice dei beni culturali e paesaggistici, approvato con D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.


BENI IMMOBILI > BENI CULTURALI
I beni immobili culturali

Sono definiti “culturali” i beni immobili che, ai sensi degli artt. 10 e 11 del Codice dei beni culturali e paesaggistici, approvato con D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà.

In particolare, sono beni culturali nel senso ora detto:

a) ai sensi dell’art. 10 comma 1 del Codice “le cose immobili…appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente o istituto pubblico e a persone giuridiche private senza scopo di lucro” che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico;

b) ai sensi dell’art. 10 comma 3 lett. a), qualora intervenga la dichiarazione di interesse culturale, “le cose immobili ...che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante” appartenenti a soggetti privati diversi dalle persone giuridiche private senza scopo di lucro;

c) ai sensi dell’art. 10 comma 3 lett. d) e sempreché intervenga la dichiarazione di interesse culturale, “le cose immobili - a chiunque appartenenti - che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose; con precisazione che tra i beni culturali possono figurare ai sensi dell’art. 10 comma 4 anche i seguenti:

– ville, parchi e giardini che abbiano interesse artistico o storico (lett. f );

– altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico (lett. g );

– siti minerari di interesse storico o etnoantropologico (lett. h);

– tipologie di architettura rurale aventi interesse storico o etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale (lett. l ).


ACCERTAMENTO DELL’INTERESSE CULTURALE DEL BENE


Il codice dei beni culturali ripartisce i beni culturali a seconda dell'appartenenza:


a) beni culturali appartenenti a soggetto di diritto pubblico o a persona giuridica priva di scopo di lucro.

b) beni culturali appartenenti a soggetto persona fisica oppure a società commerciale.


Diverse sono le modalità di accertamento della culturalità del singolo bene secondo l’appartenenza a soggetti pubblici o persone giuridiche private senza scopo di lucro, oppure ad altri soggetti privati.

Nel primo caso è infatti prevista una procedura di ‘verifica’ (ex art. 12 del Codice).

Fermo restando che il bene culturale è tale oggettivamente, a prescindere dalla dichiarazione della pubblica autorità, quest'ultima dichiarazione viene comunque ritenuta necessaria come unico meccanismo idoneo a chiarire definitivamente la culturalità del bene o l'assenza di culturalità.

L'aspetto di maggior rilievo contenuto nel codice, è che in attesa di verifica il bene, con una sorta di presunzione, viene trattato come culturale: finché non sia esaurita questa procedura il bene è sottoposto ad una sorta di parcheggio e sottoposto alla disciplina dei beni culturali.

L’art. 12, primo comma del codice dei beni culturali recita infatti: "le cose immobili e mobili indicate all'articolo 10, comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, sono sottoposte alle disposizioni del presente titolo fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2".

Pertanto, dopo l’entrata in vigore il codice sui beni culturali, tutti i beni con più di 50 anni di vetustà dovranno essere assoggettati alla procedura di verificazione e, in attesa della conclusione di questa, dovranno essere provvisoriamente e automaticamente assoggettati alla disciplina dei beni culturali (autorizzazione e prelazione).


b) beni culturali appartenenti a soggetto persona fisica oppure a società commerciale.

Per i beni culturali di questa seconda categoria è prevista una procedura di ‘dichiarazione’ (ex art. 13 del Codice): la notifica, sempre richiesta, non si limita a far rientrare il bene nella disciplina dei beni culturali, ma addirittura è essa stessa attributiva del requisito di culturalità. In questo modo un bene privo di notifica della dichiarazione della prevista autorità non ha mai assunto la qualifica di bene culturale.



Di regola la “culturalità” del bene presuppone che questo abbia almeno 50 anni, tuttavia qualora intervenga la ‘dichiarazione’ di culturalità disciplinata dall’art.13 - finalizzata ad accertare la sussistenza di un interesse culturale qualificato, notificata al proprietario (soggetto pubblico o privato) e trascritta nei registri immobiliari ai sensi dell’art. 15 del Codice -, essa potrà ben riguardare anche un immobile di vetustà inferiore ai 50 anni, purchè abbia a riferimento cose che rivestano particolare importanza per il loro collegamento con la storia politica, militare, della letteratura dell’arte e della cultura in genere ovvero costituisca una testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive e religiose.



REGIME DI CIRCOLAZIONE DEI BENI CULTURALI

Diverso è pure il regime di circolazione del bene, secondo l’appartenenza a soggetti pubblici o persone giuridiche private senza scopo di lucro, oppure ad altri soggetti privati.


A) beni appartenenti a soggetti pubblici o persone giuridiche private senza scopo di lucro

Laddove sia consentito, la circolazione dei beni culturali appartenenti allo Stato, ad altri enti pubblici territoriali o non e ad enti morali privati non lucrativi il Codice richiede il doppio momento della preventiva autorizzazione alla dismissione e del procedimento di prelazione in caso di trasferimento a titolo oneroso.

In sintesi:

A.1 - necessità di apposita autorizzazione;

A.2 - diritto di prelazione all’acquisto da parte della Pubblica Amministrazione.


B) beni appartenenti a soggetti privati


Il trasferimento dei beni culturali potrà avvenire solo nel rispetto del diritto di prelazione spettante alla Pubblica Amministrazione.


EFFETTI DELLA MANCANZA DELL’AUTORIZZAZIONE SUL CONTRATTO CONCLUSO


L’art.164 del Codice commina la sanzione civilistica della ‘nullità’ in caso di alienazioni, convenzioni ed atti giuridici in genere compiuti senza l’osservanza delle condizioni e modalità prescritte dalla disposizioni del Titolo I Parte Seconda del Codice stesso.

L’art.173 del Codice prevede addirittura che "è punito con la reclusione fino ad un anno e la multa da euro 1.549,50 a euro 77.469:

a) chiunque, senza la prescritta autorizzazione, aliena i beni culturali indicati negli articoli 55 e 56;

b) chiunque, essendovi tenuto, non presenta, nel termine indicato all'articolo 59, comma 2, la denuncia degli atti di trasferimento della proprietà o della detenzione di beni culturali;

c) l'alienante di un bene culturale soggetto a diritto di prelazione che effettua la consegna della cosa in pendenza del termine previsto dall'articolo 61, comma 1").



La dottrina maggioritaria si è espressa nel senso di poter qualificare la ‘nullità’ di cui si tratta piuttosto come una sorta di inefficacia relativa o inopponibilità, dovendosi ritenere che l’atto, pur stipulato in assenza di autorizzazione, produce comunque effetti tra le parti ed al contrario non li produce solo nei confronti dello Stato, in analogia con quanto accade per gli atti traslativi di beni culturali per i quali non sia stata effettuata la denuncia ai fini dell’esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato (o da parte di altro ente pubblico territoriale).


EFFETTI DELLA MANCATA DENUNCIA AI FINI DELLA PRELAZIONE


Viceversa la mancata denuncia ai fini dell’esercizio del diritto di prelazione da parte dello St

Notizia pubblicata il 20/07/2008


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