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L'Italia scopre un nuovo business: il fotovoltaico1

14 marzo 2008. L'Italia scopre un nuovo business: il fotovoltaico1

Un paese baciato dal sole che al sole si affida: uffici pubblici, caserme, carceri e ospedali alimentati dai pannelli solari, ville autosufficienti che rivendono l'energia in eccesso, centrali fotovoltaiche a zero emissioni. È questa l'Italia del futuro per chi crede nelle potenzialità dell'energia solare.


L'Italia scopre un nuovo business: il fotovoltaico1

Un paese baciato dal sole che al sole si affida: uffici pubblici, caserme, carceri e ospedali alimentati dai pannelli solari, ville autosufficienti che rivendono l'energia in eccesso, centrali fotovoltaiche a zero emissioni. È questa l'Italia del futuro per chi crede nelle potenzialità dell'energia solare.

E su questa grande speranza nel nostro Paese sta montando un business. Basti chiedere a quelli del Gifi, Gruppo imprese fotovoltaiche italiane. I loro telefoni squillano ogni giorno con richieste di piccoli imprenditori che vogliono capire come entrare nell'affare. Le cifre parlano chiaro: dal 1999 al 2007 il numero delle aziende è quasi triplicato (da 46 a 130) e il loro fatturato è passato da circa 25 milioni di euro agli attuali 520. Per non parlare dei posti di lavoro creati, da 220 a 1.700. E non è che l'inizio.
Secondo le stime del Gestore dei servizi elettrici (Gse) il tasso di crescita sta rapidamente aumentando: quest'anno si prevede l'installazione di impianti per 150-200 megawatt, ossia quasi il doppio dell'intera produzione attuale (intorno ai 100). "Tutta energia pulita, nessuna emissione d'anidride carbonica", esulta Edoardo Zanchini, responsabile energia e territorio di Legambiente: "I vantaggi dello sviluppo del mercato fotovoltaico stanno nel fatto che si riduce la domanda di elettricità da fonti inquinanti".
L'esplosione del fotovoltaico non è un fenomeno spontaneo, ma s'iscrive nella più ampia politica energetica italiana, sia a livello europeo che nazionale. Da un lato il nostro Paese si è impegnato con Bruxelles per portare entro il 2020 il consumo di energie rinnovabili al 17 per cento rispetto al 5,2 del 2005. Dall'altro la Finanziaria 2008 ha previsto una serie di misure in favore delle rinnovabili, dalle detrazioni fiscali agli incentivi alla produzione.
Per il boom, insomma, ci sono tutte le premesse. Più che a una forte coscienza verde degli italiani, tuttavia, qui c'entrano i finanziamenti statali (oggi i più vantaggiosi d'Europa), che per il 2016 puntano a una produzione nazionale di 3 mila mw, e continueranno a garantire incentivi almeno fino a quota 1.200. L'obiettivo è sviluppare il mercato italiano, lo strumento è il cosiddetto 'nuovo conto energia', che dal febbraio 2007 ha soppiantato quello datato 2005-2006, nonché i vecchi incentivi in conto capitale. Semplificandone le regole, e dunque facilitando l'accesso. Ecco come stanno le cose. Incentivi costanti per 20 anni a chi installa un impianto (proporzionali alla sua produzione) che si concretizzano nel fatto che ogni singolo kw prodotto, anche se consumato in proprio, viene pagato dal Gse a un prezzo quasi triplo (36-49 centesimo di euro) rispetto a quello di mercato (18 centesimi). Si tratta di valori validi per il 2008, che andranno poi a calare con cadenza del 2 per cento nei prossimi anni. A questo finanziamento (che serve a ripagarsi l'impianto) si aggiunge il risparmio energetico in sé. E se poi produci più di quanto consumi l'Enel te lo scala dai conti futuri, mentre se produci di meno, paghi solo la differenza sulla bolletta.
Ma questi incentivi chi li paga? È proprio sulle nostre bollette che bisogna andare a cercare la chiave di volta di tutta questa struttura: alla vocina A3, che a ben vedere rappresenta il 10 per cento della tariffa media nazionale (nel 2006 pari a 3,5 miliardi di euro). Piccola voce, grande serbatoio, al quale si va ad attingere per favorire le energie rinnovabili (inclusa quella solare, che a onor del vero ne beneficia in minima parte) così come le cosiddette 'assimilate' (fra le quali fumi di scarico e combustibili fossili, che finora l'hanno fatta da padrone).
Chi saranno i protagonisti di questa nuova corsa all'oro solare? Il Gse fornisce un quadro aggiornato. Alla fine del 2007 la potenza fotovoltaica installata in Italia con il conto energia era intorno ai 65 mw. Al 9 gennaio 2008, poi, si parla di 2.306 nuovi impianti appena nati. Prevalentemente di piccola taglia, visto che il 98 per cento si colloca fra 1 e 20 kw si tenga conto che un impianto da 3 kilowatt è quello che mediamente servirebbe a una famiglia. A volte, invece, sono i capannoni delle industrie o dei centri commerciali, piuttosto che i tetti dei condomini, a far da specchio al sole.
O, su scala più ampia, terreni abbandonati o incolti verso i quali, in varie regioni d'Italia, si segnala un improvviso risveglio di interesse. In prospettiva, il filone più corposo della miniera è infatti rappresentato dalle grandi centrali multi-megawatt che approfittano dell'elevata radiazione solare disponibile nel Paese, ricoprendo vaste superfici con fitte schiere di pannelli (per un megawatt, che 'illumina' quasi 500 famiglie, occorrono l'equivalente di due campi di calcio). È un filone al quale secondo il Gse si andrà ad attingere soprattutto a partire da quest'anno, ma che già oggi di centrali ne conta ben 23, per una potenza complessiva di 16,3 mw. In crescita.
Fra i primi passi compiuti in questa direzione troviamo quelli intrapresi dal Gruppo Sorgenia, che attraverso la controllata Soluxia di centrali fotovoltaiche ne ha già nove attive (per un totale di 9 mw), aggiudicandosi il titolo di leader italiano privato del settore. Altre sei saranno pronte nel primo semestre di quest'anno, ma dopo il primo round di 15 centrali da un megawatt (tetto oltre il quale non era possibile spingersi col vecchio conto energia) se ne prevedono altre, sempre targate Soluxia, dai 5 mw in su, realizzate per conto proprio, o in partnership con operatori finanziari.
Fra le imprese, a questa corsa partecipa anche la Italgest, che a Brindisi sta costruendo una centrale fotovoltaica con tanto di benedizione di Legambiente: la Helios mira al ragguardevole traguardo degli 11mw. Discorso a parte merita l'Enel, alla cui scuderia (oltre alla veterana di Serre Persano, da 3,3 mw) andrà ad aggiungersi entro l'estate quella di Montalto di Castro, che coi suoi previsti 6 mw sarà la più grande d'Italia. L'Enel punta anche sulle isole, dove il sole certo non manca: le Eolie ospiteranno impianti fotovoltaici per un totale complessivo di 1,5 mw, mentre Capraia da sola ne avrà uno da 80 kw.
Alle tante luci di questo sviluppo esponenziale del solare italiano, però, corrisponde anche qualche ombra. A partire dai fattori di mercato, che rischiano di ridimensionare almeno in parte l'impatto degli incentivi. I prezzi dei pannelli stanno aumentando, e sono destinati a crescere. Secondo i calcoli dell'Enel, installare quei famosi 3 kilowatt fotovoltaici per una famiglia oggi costa intorno ai 23 mila euro, e cioè molto più dei 18 mila necessari solo due anni fa. E questo perché la domanda mondiale di silicio - il materiale che traduce i raggi solari in elettricità - cresce a ritmi molto più alti della sua produzione. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono: quelli dell'industria elettronica ci fanno i chip per i computer, quelli dell'industria solare ci fanno le celle (unità base dei pannelli), il risultato è una penuria mondiale. Che non andrà migliorando. Secondo i ricercatori dell'Enea la tecnologia a base di silicio è quella che dominerà il mercato almeno fino al 2020. Al momento, dunque, non se ne può fare a meno, visto che il 91 per cento dei moduli in commercio contiene proprio 'wafer' di silicio.
Insomma, i pannelli solari diventano sempre più preziosi: in media mille euro l'uno, come ben sanno quelli che i pannelli li vanno a rubare dai grossi impianti. Nel solo 2007 le forze dell'ordine hanno registrato più di 200 colpi messi a segno sul territorio nazionale, mentre a Genova e in Campania sono finiti agli arresti cittadini marocchini che controllavano un traffico verso il loro paese d'origine.
Per chi decide di usare il sole per far funzionare i propri elettrodomestici, un altro aspetto che può riservare brutte sorprese è la scarsa competenza delle imprese installatrici. Negli ultimi anni sono nate tante piccole aziende, non sempre provviste

Notizia pubblicata il 14/03/2008


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